ErrantiStanzialiResistenti
performance di danza e teatro danza che si interroga attorno al significato delle parole: resistenza, erranza, stanzialità.
I confini... decisi ad un tavolo e tracciati sulle terre... a volte sulla pelle come punti di sutura.
I confini come possibile linea di individuazione e di differenze. I
confini come possibilità di soggettivarsi in un popolo, una
terra, uno spazio.
Siamo tutti stanziali? Tutti necessitiamo di un rifugio, un nido, una
casa che dia senso di appartenenza e definizione, che permetta di
radicarsi, radicarci?
Necessitiamo di capire quali sono i nostri confini... quelli vicini, il
nostro spazio, la nostra persona, il nostro territorio aperto o chiuso
agli altri.
Possiamo invitare ad entrare gli altri dentro noi, o desiderare che non ci siano invasioni, intrusioni.
Tutti siamo resistenti... all'usura, al tempo, ai flussi della vita.
Resistiamo a volte per sopravvivere, resistiamo quando il cielo si fa'
buio, resistiamo se serve lottare, resistiamo se crediamo ne valga la
pena e possiamo modellarci all'altro ad incastro, resistiamo senza
spezzarci ma cambiando forma e prospettiva se serve.
Nell'inventare architetture nuove già adesso.
E c'è una stanza tutta per sé o una cuccia o un nido o un rifugio.
Ci abiti. Lo abiti. Lì ti fermi e lo fai tuo. Ne indossi
l'abito. Ne fai abito ed abitudine. Nell'abitudine impari a fare le
stesse cose con sempre maggiore efficienza e con minor spreco di
risorse.
Ti ci abitui e mentre ti ci abitui, e ti senti a tuo agio, nell'agio un po ti adagi... un adagio che si adagia.
Talmente bene che non ti va più bene; ti sta stretto e ti ci annoi.
E serve cambiare abito... e uscire da quello che si abita per non
essere più abituati e per essere meno abitati dal solito.
Cercare l'insolito e disabituarsi al solito di sé, per scoprire
nuovi sé negli altri, nella strada, nel viaggio. Mettere fuori
il naso rischiando che magari te ne taglino via anche un pezzo; cosa a
cui certo non sei abituato, ai nasi mozzati, ed infilarsi in nuove
terre, nuovi vestiti, nuovi confini.
Diversi dai tuoi, da percorrere per conoscere sotto la pianta dei piedi
e sotto le unghie delle mani di cosa è fatta un'altra terra, un'
altra pelle, una gente altra.
Una terra selvaggia che ti chiede un passo.